Note di campo – Generatori cinesi

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20180425_183346_1524880717152A qualche centimetro dall’anziano kirghiso, il generatore cinese a energia solare ha pure la radio incorporata. In questa valle sperduta tra le celesti montagne del Tien Shan, nell’ultima casa di pastori prima del nulla, al nostro arrivo troviamo tre uomini, due bambini, un numero sterminato di pecore, mucche, cavalli, qualche yak e un asino. Piove. Le donne hanno ben pensato di rientrare giù al villaggio. Non capiamo bene se l’amico del cugino della sorella di Tilek abbia avvisato del nostro arrivo, ma qui sembra esserci sempre posto e un po’ di minestra calda per tutti. Il tè si genera automaticamente all’interno della tazza e i discorsi si protraggono per ore. Raccontano e chiedono. I generatori cinesi costano poco, molto meno di quelli russi. E anche se la Cina la sentono ancora distante non possono fare a meno della loro tecnologia a buon mercato. D’altronde le strade qui le stanno costruendo proprio loro, i cinesi. Si vedono nei cantieri, seri, minuziosi, con l’ingegnere riconoscibilissimo che dirige i lavori, si arrabbia, cerca di prendere misure precise precise in un mondo dove tutto invece sembra che nasca un po’ a caso. C’è da perdere la testa… Della nuova via della seta dicono poco quassù, se non che non riescono a capire per cosa poi spendere così tanti soldi.
Accendono la radio del generatore cinese. Silenzio attorno alle notizie della giornata. Celebrano il numero di nati nei primi mesi dell’anno. Non ci stupisce poi molto, dopo aver visto che nel Kyrgyzstan rurale se non hai almeno quattro figli non sei nessuno. Spuntano bambini ovunque a qualsiasi ora del giorno, girano per casa e si fa fatica a riconoscerli da quanti sono, figurarsi ricordare i loro nomi. Tilek ha 25 cugini, io a malapena 4… Il più piccolo dei due bambini che sono quassù ad un certo punto corre fuori, salta sopra un cavallo e parte al galoppo gridando per far rientrare gli animali nelle barcollanti stalle. Nemmeno nei film western ho visto qualcuno cavalcare così. Il più grande lo segue lentamente sopra un asino che cerca di far andare più velocemente possibile, quasi fosse una Panda che vuole acciuffare una Ferrari. L’anziano guarda la scena dalla finestra. Il generatore cinese genera musichette kirghise. Rientrano, selvaggi e sorridenti, e mi vedono con le mappe in mano. ‘Karta, karta!’… e resto stupita nel vederli tracciare con passione e consapevolezza strade, città, fiumi, geografie, con le loro piccole dita sporche di fango.

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